Il tinkering, apprendere sbagliando e divertendosi

Ogni giorno nascono sempre nuovi termini e acronimi ai quali dobbiamo abituarci e che dobbiamo imparare a comprendere e capire. Coding, STEM sono solo due dei tanti e Tinkering non fa eccezione. Si parla ormai da tanto di tinkering e si cerca di portarlo all’interno delle classi ma non tutti sanno che uno degli elementi essenziali di questa disciplina è l’accettazione dell’errore, la possibilità volontaria di sbagliare e di utilizzare l’errore come trampolino di lancio per un nuovo tentativo, sempre alla ricerca della giusta soluzione. Insomma, come si diceva ai miei tempi: sbagliando si impara!

Il tinkering è un approccio educativo basato sull’esplorazione, la sperimentazione e la creatività. Favorisce un apprendimento attivo, in cui i bambini diventano protagonisti del loro sviluppo cognitivo, emotivo e sociale attraverso il “fare”. Il metodo si inserisce all’interno della pedagogia costruttivista all’interno della quale troviamo tra gli esponenti più rilevanti Piaget ma anche il modello nazionale Reggiano.

Il termine tinkering deriva dall’inglese e significa smanettare, armeggiare, pasticciare con materiali e oggetti per scoprirne il funzionamento e creare qualcosa di nuovo valorizzando l’autonomia e il problem-solving del bambino. In ambito educativo, il tinkering è un metodo basato sulla sperimentazione pratica, in cui si impara attraverso il fare, l’esplorazione e la creatività, spesso senza un percorso predefinito ma attraverso tentativi ed errori come appunto dicevamo nel paragrafo introduttivo.

Il tinkering può coinvolgere diversi materiali e strumenti, come oggetti di recupero, circuiti elettronici, software di programmazione, materiali naturali e tanto altro. Il suo obiettivo è sviluppare competenze trasversali come il pensiero critico, la capacità di risolvere problemi e la collaborazione.

Ma torniamo per un attimo al costruttivismo, la teoria dell’apprendimento secondo cui i bambini costruiscono attivamente la loro conoscenza attraverso l’esperienza diretta e l’interazione con l’ambiente.

L’approccio di Piaget sottolinea l’importanza dell’interazione attiva con il mondo fisico per favorire la costruzione della conoscenza, incoraggiando i bambini a esplorare e sperimentare autonomamente. Allo stesso modo, l’approccio di Reggio Children enfatizza l’ambiente come “terzo educatore”, progettando spazi e materiali che stimolano la curiosità e l’espressione creativa attraverso molteplici linguaggi, come l’arte, la musica e la tecnologia. Altri importanti esponenti della pedagogia costruttivista includono Lev Vygotskij, che ha introdotto il concetto di “zona di sviluppo prossimale”, sottolineando il ruolo cruciale dell’interazione sociale e della mediazione adulta nell’apprendimento. John Dewey, invece, ha promosso un’educazione basata sull’esperienza, dove il bambino è attivo nella costruzione della conoscenza attraverso il problem-solving e il lavoro collaborativo. Anche Jerome Bruner ha contribuito con la teoria della scoperta, enfatizzando l’importanza della strutturazione dell’apprendimento in modo progressivo e adattato alle capacità cognitive del bambino.

Ciò che mi ha affascinato di tutto questo è il fatto che tipicamente ho sempre trovato in giro libri che spiegano il tinkering applicandolo alle materie STEM, mentre quello che stiamo dicendo è che tinkering è tutto ciò che facciamo per apprendere dal fare e dall’errore.

In tal senso gli elementi chiave che lo caratterizzano sono:

  • L’apprendimento esperienziale
  • Il gioco e la creatività
  • L’errore come opportunità
  • La collaborazione e la condivisione
  • L’autonomia e il coinvolgimento attivo
  • I materiali e la tecnologia

La tecnologia è solo uno degli elementi e in questa lista è anche l’ultimo. Nel mio essere facilitatore all’interno di incontri tra gruppi di adulti trovo estremamente interessante il tema della collaborazione e della condivisione mentre nel mio essere agile coach, ovvero un professionista che aiuta le persone in azienda a lavorare meglio andando a snellire processi e procedure, non posso non apprezzare l’errore come opportunità, l’autonomia, il coinvolgimento e la creatività.

Perché scrivo tutto questo? Perché in effetti siamo circondati da attività tinkering senza rendercene conto e con questa nuova consapevolezza possiamo puntare a realizzare laboratori di tinkering in classe senza essere necessariamente degli esperti STEM. Dalla costruzione di torri, alla realizzazione di uno strumento musicale fai da te, passando per un inventastorie o la riproduzione di un allestimento artistico, tutto può rientrare sotto il cappello del tinkerink.

Tieni d’occhio il nostro catalogo di formazione. Prossimamente nuovi corsi sul tinkering, nel frattempo dai un’occhiata ai progetti coding.

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