Per una scuola accogliente: partiamo dal saluto

Una scuola accogliente ha fatto una scelta pedagogica ed educativa ben precisa, vuole, consapevolmente, adottare l’Accoglienza come stile di fare e stare con i bambini e le famiglie. Sto parlando, in modo particolare, della capacità, da parte dell’insegnante e dell’educatrice, di mettere in gioco le proprie competenze relazionali sia con i grandi che con i piccoli, accogliendo anche i loro personali bagagli culturali ed emotivi.

Una scuola accogliente si preoccupa di concretizzare comportamenti gentili in ogni momento della giornata educativa e sottolinea tutto quello che di positivo c’è nella scuola andando così a migliorare la qualità di vita all’interno del servizio stesso.

Penso che il primo atto gentile concreto e il punto di partenza per impostare uno stile educativo accogliente riguardi il momento del Saluto, sia in entrata che in uscita da scuola. L’arrivo dei bambini al nido, alla scuola dell’infanzia o in qualsiasi altra struttura educativa di ogni ordine e grado, è un momento sempre molto importante e, per certi versi, soprattutto per i più piccoli, imprevedibile. Spesso, infatti il congedo dai genitori è difficoltoso e il saluto assume un valore pedagogico fondamentale in quanto segna il momento del distacco da mamma e papà. 

Il saluto in ingresso è dunque il primo gesto che mette in relazione l’insegnante con i bambini e le famiglie, è l’atto che accetta, ospita e riceve. 

Che cosa si accoglie con il saluto mattutino? Un mondo interiore, in primis, ma non solo! I bambini, infatti, portano con sé, ogni giorno, una valigia di esperienze, situazioni ed emozioni vissute con i genitori la sera prima o durante il fine settimana, si portano sempre un pezzettino affettivo legato alla propria casa a scuola o dentro allo zainetto. Pensiamo, non a caso, all’importanza dell’oggetto transizionale! 

Ecco allora che il saluto diventa quel momento prezioso, soprattutto se personalizzato, che accoglie anche questi vissuti familiari per traghettare poi il bambino, con calma ed empatia, verso la nuova giornata educativa.

Stessa cosa avviene con il saluto finale, quando ci congediamo da lui e, carico delle esperienze della giornata vissute con i compagni e le insegnanti, lo lasciamo tornare al calore degli affetti domestici.

Il Saluto come incontro con l’altro

Il dizionario definisce il saluto come un gesto o un’espressione, anche formale, di familiarità, di cortesia o di deferenza, nell’occasione dell’incontro o del commiato, un atto gentile e di educazione insomma.  E non solo, esso è anche un atto comunicativo importante che segna l’incontro con l’altro da sé, che lo fa sentire accolto e desiderato: buongiorno, ben arrivato, che bello rivederti, arrivederci, ti penserò in questo fine settimana…sono tutte espressioni che fanno sentire i bambini amati, pensati e importanti per la figura educativa di riferimento: li fanno sentire unici! L’insegnante che si predispone al saluto dei bambini e dei genitori è colei o colui che, in quel momento, mette da parte i pensieri relativi alla giornata educativa e la frenesia che l’accompagna per dedicarsi totalmente a entrare in relazione con l’altro. 

Salutare è un gesto in apparenza semplice, ma se fatto con consapevolezza e un caloroso sorriso, diventa un momento, non scontato, che crea legami e apre la porta verso il rispetto dell’altro. 

Personalizzare il Saluto per accogliere le diversità

Porre attenzione educativa al saluto, significa anche personalizzarlo in base alle diversità, alle specificità culturali di provenienza, ai modi di essere e alle esigenze dei bambini. Anzi, lavorare sulla parola chiave Saluto potrebbe essere il punto di partenza per svolgere progetti sui temi della relazione, l’inclusione e l’accettazione dell’altro. 

Ci sono, infatti, tante parole per salutarsi, ma anche tanti gesti non verbali, dall’abbraccio all’inchino, da “batti cinque” a un bacio…ognuno ha le sue preferenze per salutare e per essere salutato. Nelle varie culture, quante tipologie di saluto e di commiato possiamo trovare? Quante tradizioni e significati portano con sé le diverse modalità di salutare? Sarebbe proprio interessante scoprirlo con i bambini! 

È innegabile che i piccoli hanno una forte predisposizione al saluto, anzi, ai saluti, più degli adulti, salutano tendenzialmente tutti, anche le persone che non conoscono. Quando entro nelle sezioni, anche se si tratta del primo incontro, sono tantissimi i bambini che mi accolgono con saluti più o meno festosi, a volte verbali (“Ciao! Come ti chiami?”), ma molto spesso esclusivamente gestuali: alcuni mi abbracciano (che meraviglia l’infanzia con la sua capacità di stringere a sé anche chi non si conosce!), altri sorridono, altri ancora mi prendono la mano. Queste differenti modalità di accogliere e i diversi bisogni di contatto rispecchiano le personalità dei bambini e i loro modi di essere, dunque, dovremmo ricambiare i nostri saluti rispettando queste specificità.

Il commiato come fine di un percorso insieme

Il saluto assume anche il significato importante di segnare la fine non solo della giornata a scuola, ma anche il termine di un lungo percorso fatto insieme. Penso a tutta la carica emotiva e affettiva che porta con sé, ad esempio, il saluto ai remigini.

Un “addio” che sa già tanto di nostalgia per la mancanza futura dell’altro, ma che, nello stesso tempo, vuol far capire che porteremo nel cuore quei bambini e quelle famiglie per sempre, il legame stretto con loro e il ricordo degli anni passati insieme. Un commiato che vuole essere anche l’augurio più sincero per l’inizio di un nuovo percorso e una nuova tappa di crescita. Un saluto finale, dunque, che ci insegna a “lasciare andare”, a distaccarci dai nostri bambini-alunni e dal passato, un gesto che anticipa e li prepara a una nuova avventura scolastica, e di vita, con la speranza di diventare per loro un ricordo indelebile. 

Avevate mai pensato che un atto così quotidiano e spesso del tutto automatico come il saluto potesse assumere valori simbolici così profondi ed essere investito di tutta questa importanza pedagogica?

“Da allora, tutti gli animali sanno

che si può dire senza voce:

Ti voglio bene, mamma!

Ti voglio bene, papà!

Ti voglio bene… maestra!

(Tratto da “Si può dire senza voce” 

Quintero e Somà, Glifo Ed.)

Un caro saluto a tutt* voi.

Emanuela Menabue

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