Nei corsi di Officina Educativa parliamo di una matematica che esce dal quaderno, attraversa il corpo e diventa esperienza, ricerca e scoperta
I risultati INVALSI 2026 ci consegnano un dato sul quale la scuola è chiamata a riflettere seriamente.
In seconda primaria raggiunge almeno la fascia base in matematica il 64% degli alunni; in quinta primaria la percentuale si ferma al 63%. Questo significa che il 36-37% dei bambini, quindi quasi quattro su dieci, non raggiunge ancora il livello di competenza considerato essenziale.
Rispetto al 2025, la quota di bambini che raggiunge almeno il livello base diminuisce di circa tre punti percentuali in entrambi i gradi osservati. Nel confronto con il 2019, inoltre, INVALSI segnala un calo dei risultati medi compreso tra l’8% e il 10%.
È un dato importante, ma occorre leggerlo con attenzione.
Dire che quasi il 40% dei bambini non raggiunge la fascia base non significa affermare che questi bambini siano “incapaci” o “non portati” per la matematica. Significa, invece, interrogarci sulle esperienze di apprendimento che proponiamo loro.
Come incontrano la matematica i bambini?
La incontrano come un linguaggio vivo, capace di descrivere il mondo, oppure prevalentemente come una successione di esercizi, regole e procedure da memorizzare?
Prima del simbolo viene l’esperienza
La matematica non nasce sul quaderno.
Nasce quando un bambino confronta due quantità, distribuisce materiali tra i compagni, costruisce una torre, cerca una regolarità, percorre una distanza, organizza oggetti nello spazio, crea una sequenza o prova diverse soluzioni per risolvere un problema.
Prima di diventare una cifra, il numero è una quantità percepita.
Prima di diventare una formula, la geometria è uno spazio attraversato.
Prima di diventare un’operazione, l’addizione è qualcosa che aumenta, si unisce e si trasforma.
Prima di diventare una procedura, la misura è confronto tra grandezze.
Quando si anticipa eccessivamente il linguaggio simbolico, senza aver costruito esperienze concrete, corporee e significative, il rischio è che il bambino impari a eseguire senza comprendere. Può ricordare un procedimento, ma non sapere quando utilizzarlo; può ottenere un risultato corretto, ma non riuscire a spiegare il ragionamento seguito.
Ed è proprio su questo passaggio che, nei corsi di Officina Educativa, invitiamo insegnanti ed educatori a soffermarsi.
Nei nostri corsi la matematica esce dal corpo
Ne parliamo nei percorsi dedicati alla psicomatematica, all’embodied cognition e alla matematica che “esce dal corpo”: proposte formative nelle quali esploriamo il rapporto tra movimento, percezione, spazio, linguaggio e costruzione del pensiero matematico.
Il corpo non rappresenta una pausa rispetto all’apprendimento. È uno dei primi strumenti attraverso i quali il bambino conosce, organizza e interpreta la realtà.
Nei nostri corsi riflettiamo, ad esempio, su come trasformare il corpo in una linea dei numeri, rappresentare quantità e operazioni attraverso il movimento, sperimentare simmetrie, direzioni, distanze, sequenze e relazioni spaziali.
Un problema può essere camminato.
Un’operazione può essere rappresentata.
Una forma può essere costruita insieme agli altri.
Una sequenza può diventare ritmo.
Una trasformazione può essere osservata prima con il corpo e solo successivamente tradotta nel linguaggio grafico e simbolico.
Non si tratta di “far muovere i bambini” per rendere la lezione più divertente. Il movimento deve essere intenzionale e coerente con il concetto matematico che si vuole costruire. Il corpo diventa così un vero mediatore dell’apprendimento.
La matematica incontra l’atelier
Nei corsi di Officina Educativa affrontiamo anche la dimensione atelieristica della matematica.
L’atelier non è il luogo del lavoretto e neppure uno spazio riservato esclusivamente all’espressione artistica. È un ambiente di ricerca nel quale materiali, domande, ipotesi e linguaggi si incontrano.
Legni, corde, sassi, costruzioni, stoffe, carte, luci, trasparenze, elementi naturali e materiali non strutturati possono diventare strumenti per indagare:
- quantità e corrispondenze;
- forme e trasformazioni;
- seriazioni e classificazioni;
- simmetrie e proporzioni;
- equilibrio e misura;
- combinazioni, sequenze e regolarità.
In un atelier matematico non viene chiesto immediatamente al bambino di riprodurre un procedimento già mostrato. Viene predisposta una situazione che lo invita a osservare, esplorare e formulare ipotesi.
Quanti modi possiamo trovare per costruire questa forma?
Come possiamo dividere questi materiali in parti uguali?
Che cosa cambia se spostiamo un elemento?
Quale regola sembra seguire questa sequenza?
Come possiamo dimostrare agli altri che la nostra soluzione funziona?
La matematica diventa così un processo visibile. Non conta soltanto la risposta finale, ma il percorso: osservare, provare, sbagliare, modificare una strategia, argomentare e confrontarsi con gli altri.
Non basta allenarsi alle prove
I risultati INVALSI non possono essere affrontati aumentando semplicemente il numero di esercizi o allenando i bambini a svolgere prove simili.
Le competenze matematiche si costruiscono nel tempo, attraverso esperienze che sviluppano comprensione, ragionamento, flessibilità cognitiva, capacità di scegliere una strategia e di utilizzare le conoscenze in situazioni differenti.
Per questo, nei nostri corsi lavoriamo con docenti ed educatori sulla progettazione di attività che integrino:
- esperienza corporea e movimento intenzionale;
- manipolazione di materiali concreti;
- ambienti atelieristici;
- problemi aperti e autentici;
- verbalizzazione dei procedimenti;
- confronto tra strategie differenti;
- rappresentazione grafica successiva all’esperienza;
- valorizzazione dell’errore;
- passaggio graduale dal concreto al simbolico.
Non si tratta di eliminare numeri, esercizi, calcoli o procedure. Si tratta di evitare che arrivino nel vuoto.
Il simbolo acquista significato quando raccoglie un’esperienza. La procedura diventa comprensibile quando il bambino sa che cosa sta rappresentando. Il calcolo diventa una competenza quando può essere utilizzato per interpretare e trasformare la realtà.
Una domanda che riguarda tutti noi
I dati INVALSI non devono diventare un’etichetta attribuita ai bambini. Devono diventare una domanda rivolta agli adulti.
Forse non è la matematica a essere troppo difficile.
Forse, talvolta, la presentiamo troppo presto soltanto nella sua forma astratta, dopo averle sottratto il corpo, il gioco, la ricerca, i materiali, la narrazione e il diritto di procedere per tentativi.
È di questo che parliamo nei corsi di Officina Educativa: di una matematica capace di uscire dal quaderno e tornare a essere un linguaggio vivo, accessibile e profondamente umano.
Una matematica da attraversare con il corpo, costruire con le mani, discutere con gli altri e rappresentare attraverso linguaggi differenti.
Perché, prima di chiedere a un bambino di scrivere un numero, possiamo aiutarlo a sentirne la quantità.
Prima di chiedergli di applicare una regola, possiamo accompagnarlo a scoprirla.
E prima di domandargli la risposta corretta, possiamo restituirgli il piacere e il coraggio di formulare una buona domanda.
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Articolo redatto da MARTA RINI, psicopedagogista e formatrice LOE

