Alessia racconta l’esperienza di Mattoncini Per Parlare nella sua classe

Tempo fa avevo scritto un articolo in cui raccontavo di quanto mi avesse stupito il Metodo Mattoncini Per Parlare ideato da L’Officina Educativa e della forza (a quel tempo solo immaginata) che potesse favorire le dinamiche tra insegnante e alunno e dell’efficacia di riuscire a fare emergere la soggettività di ciascun bambino.

Bene… a distanza di circa un anno, durante il quale ho potuto sperimentare il metodo nella Scuola dell’Infanzia in cui lavoro,  ha avuto un buon successo.

Per questioni organizzative interne la sperimentazione con i LEGO® è stata proposta ai bambini frequentanti l’ultimo anno, durante le attività pomeridiane di avvicinamento alla Scuola Primaria, nel periodo da gennaio a maggio.

Fondamentale è stata la partecipazione in contemporanea alla Masterclass organizzata da L’Officina Educativa in cui i consigli e gli scambi di opinioni con gli esperti del metodo e con le colleghe di altri istituti partecipanti sono stati utili e indispensabili per poter proseguire l’attività nella mia sezione.

Abbiamo iniziato proponendo ai bambini questi mattoncini molto particolari seppure diversi da quelli a cui sono abituati: le tipologie dei pezzi, infatti, sono limitate e per certi versi anche un po’ “strane” e definito insieme alcune regole fondamentali per poter lavorare al meglio.

Per lo svolgimento di tale sperimentazione ci siamo avvalsi di albi illustrati, brani musicali, immagini o semplicemente degli interrogativi che facevano da propulsori alla costruzione e alla narrazione di sé da parte dei bambini.

Ogni bimbo, a turno, prendeva la parola utilizzando quello che noi abbiamo soprannominato “il Presentatore”: un simpatico personaggio rigorosamente fatto di Lego® che dava il diritto di parola e quindi di descrivere la propria costruzione al bambino o bambina che in quel momento lo aveva in mano.

Alcune suggestioni, come ad esempio gli albi illustrati, riuscivano ad ispirare molto di più i bambini che facevano così meno fatica a costruire e a raccontarsi rispetto all’ascolto di brani musicali che li coinvolgeva ma lo step successivo dedicato alla costruzione li portava a non riuscire ad esprimersi al meglio. Probabilmente questo era dovuto alla non abitudine a stimoli di questo genere. Gli albi illustrati e le immagini, invece, riuscivano a fare emergere molto i loro sentimenti (es.: di amore verso un amico), situazioni familiari o semplicemente la loro fantasia e i loro desideri.

È un metodo, in base alla mia esperienza, con cui bisogna “prenderci un po’ la mano”. Nel senso che bisogna cercare di abbandonare la rigidità che potrebbe verificarsi quando si vuole raggiungere subito gli obiettivi prefissati. Qui mi rivolgo anche a me stessa 🙂 : bisogna imparare a lasciarsi guidare dai bambini abbandonando l’idea di dover “fare, fare,fare”… Ma questa capacità immagino la si riesca ad acquisire solo con il tempo e con l’esperienza.

I bambini attendevano con impazienza la giornata dedicata a questa attività: la loro partecipazione e l’elevato grado di interesse ottenuto ci spinge inevitabilmente a volerla riproporre anche il prossimo anno scolastico.

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